Twitterate in libertà!

Oggi sono sbarcato su twitter. Non sto a spiegarvi di cosa si tratti; provare per credere.
Le impressioni a caldo sono abbastanza buone. Reduce dall’abbuffata planetaria di Facebook (un’indigestione cui ammetto di aver contribuito), l’essenzialità di Twitter mi ha ridato respiro.
E’ facilissimo da usare, si impara in appena 5 minuti, non di più. Roba per principianti di internet.
Al contrario di facebook, Twitter non è un contenitore a circuito chiuso, con accesso controllato (dove una cerchia ristretta tende ad attivare dinamiche da „ritiro sull’Aventino“) bensì una website pubblica con propria url, perciò dal carattere meno personale e personalistico, meno dispersivo in termini di tempo (cosa ci vuole a scrivere una frasetta e ad aggiungerci al massimo un link?), privo della miriade di inutili funzioni facebookiane e anche esteticamente più leggero, accessibile appunto, a portata di mouse. Twitter stimola almeno un pizzico l’ingegno: data la presenza pubblica online e il limite di inserimento testuale, per non risultare banali si tende (ma non è un percorso obbligato) a segnalare fatti, situazioni, eventi importanti, irripetibili o divertenti. La brevità – quella sì „obbligata“ – produce o amplifica un curioso „effetto comico“. Spinoza in erba, insomma. Altri scandiscono la propria giornata e/o settimana passo dopo passo, con chiarezza cristallina, possibilmente senza scadere nell’ovvietà e soprattutto – ripeto – riservando allo „status“ (così si definisce la „frase profilo“ nei social network come nei vari programmi di messaggistica istantanea) l’attenzione che merita. Un’ottima cosa.
Insomma, con le dovute cautele, si potrebbe sostenere che Twitter funge da evidenziatore slow per una vita pubblica ponderata, mentre facebook è un’enciclopedia omnia dell’inutilità esibizionista, la Treccani della chiacchiera continua – non dimentichiamo il disturbo prodotto dal servizio chat. Su Twitter si interagisce con estrema calma, in pillole (persino la posta interna è soggetta al limite di battitura), Facebook ti obbliga a dire tutto a tutti, in un continuo via vai di messaggi, commenti, video, valutazioni personali (mentre su twitter è più difficile commentare i contributi altrui). E’ probabile che si torni all’essenza del web: raccontare brevi storie quotidiane, leggere e diffondere opinioni, informarsi ecomunicare, ma il tutto senza esagerare. Era ora.



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